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martedì 20 luglio 2010
La lotta delle formiche
Tre citazioni dell'articolo "La lotta delle formiche" del Corriere On-line, per mettervi il pepe e farvi venire voglia di leggere l'articolo o al massimo suscitare una riflessione. Magari una goccia che fa traboccare un vaso. Anche se a me, avendo conosciuto qualche giovane, pare più una di quelle gocce che cadono sui sassi: non cambia quasi niente, ma goccia dopo goccia il sasso non c'è più.
1) "Sono avvilita, disgustata. Tutti rubano, tutti mangiano, tutti si fanno appoggiare o raccomandare. Se non sei così ti tagliano fuori."
2) "Io ho paura che questa società non si domandi più nulla, chieda solo e soltanto tecnologia: la tecnologia svuota, modifica i comportamenti, ci indica quel che serve a sopravvivere bene ma non risolve il senso della vita. A poco a poco stiamo diventando dei primitivi tecnologizzati in una civiltà dell’ingiustizia"
3) Una ragazza che si fa ben 100Km andata e ritorno 2 volte a settimana per frequentare la migliore scuola di danza italiana, poi torna e giù di compiti per la scuola ordinaria: "Pagano ancora il sacrificio, lo studio, la fatica in questo Paese?" e "Già da ora qualche amica comincia a non capire. Si domanda il perché di tanto impegno, tanto stress, tanta fatica. Si chiede perché Giulia si diverta ad andare avanti e indietro rinunciando a molte cose divertenti, quando basta apparire in una trasmissione tv o ancheggiare un po’ per raggiungere lo stesso obiettivo: uscire dalla mischia, avere un posto in prima fila."
mercoledì 30 settembre 2009
Reiki-aro - Reiki master a Nichelino (Torino)

C'è un nuovo Reiki master a Nichelino (5 minuti da Torino) che si chiama Roberto Pollastrini. "Reiki master" sta per "maestro reiki". Il sito è www.reiki-aro.it.
Dal sito si apprende che:
"Il Reiki è una semplice ed efficace tecnica di riduzione dello stress, di rilassamento e di ripristino della salute fisica attraverso l'uso della cosiddetta "energia universale", ovvero l'energia che permea l'universo e costituisce il "mattone" fondamentale di ogni cosa vivente o inanimata, come ben ha descritto la fisica moderna. Il Reiki è spesso definito come una tecnica di auto-guarigione, in quanto, sebbene l'energia si possa trasmettere anche ad altre persone, viene in genere utilizzata principalmente dal reikista su di sé. Proprio in questo sta la bellezza del Reiki: nella sua versatilità, nella possibilità di adattarne tempi e modi alle proprie esigenze ed al proprio stile di vita, come un dono fatto a se stessi.
Il Reiki non ha dunque nulla a che vedere con religioni, sette e filosofie, ma è invece una semplice tecnica che chiunque può praticare [...]"
Se volete avere ulteriori informazioni andate sul sito in cui c'è tutto.
venerdì 29 agosto 2008
Food porn e Astrazione
Siamo la generazione che ha visto trasformare le informazioni da cartacee a elettriche su cavo e, infine, a segnali invisibili che permeano l'aria.
Siamo la generazione che si sta pian piano abituando a pensare ad un negozio, non più come un luogo, ma come un concetto, passando dall'andare a comprare in un negozio, ad andare a comprare su internet.
Siamo la generazione che per tenersi in contatto con gli amici, ne li vede, ne li sente: molto spesso gli scrive. Attraverso cellulari o chat. Abbiamo trasceso lo spazio ed il tempo per la comunicazione.
Siamo la generazione abituata in larga parte a discutere della discussione stessa.
Siamo la generazione che si sta confrontando non più con il proprio vicinato e basta, ma con le realtà di paesi distantissimi. Seguiamo le elezioni presidenziali americane, siamo preoccupati dei diritti in Tibet e dell'AIDS in Africa. Vediamo costantemente materiale cimematografico che con il nostro paese a poco a che fare. Vediamo film degli anni venti, come degli anni ottanta come film che devono ancora uscire al cinema.
Siamo la generazione che è ormai abituata a vedere trasformazioni estetiche. Capigliatura, colore della pelle, trucco, eleborazioni grafiche al computer, mode differenti, stili bizzarri. Non ci stupiamo poi così tanto e ci abituiamo con molta facilità. Alla fine conta la persona, non il suo modo di vestire.
Siamo la generazione che considera la filosofia una chiacchera colta e la scienza come una religione difficile da capire, ma meritevole della nostra fiducia.
Siamo la generazione delle statistiche. Non importa più come si comportano le persone intorno a te, poiché "le statatistiche parlano chiaro".
Siamo la generazione del food porn. :-)
http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/foodporn/foodporn/foodporn.html
lunedì 2 giugno 2008
Facial Animation
Robotic Mule
Stupendo!!!
L'azienda che l'ha prodotto è la Boston Dynamic.
sabato 26 aprile 2008
Grande, Grande, Grande...
Perché ciò che ci pare ovviamente giusto, banalmente corretto, poi si rivela essere così difficile da realizzare?
Non trovo assolutamente inutile che qualcuno ci rinfreschi la memoria...
Godevi questo piccolo assaggio:
lunedì 3 marzo 2008
Nokia Morph
Poche parole. Signori e signore, Nokia Morph:
mercoledì 27 febbraio 2008
Adattamento passivo e attivo
Quale dei due il migliore? Dipende dallo scopo in cui lo si analizza.
Mi spiego meglio.
L'adattamento attivo è quello che permette di adattarsi ad una nuova situazione, sfruttandone tutti i particolari a proprio vantaggio.
Un esempio? Robinson Crusoe è l'archetipo dell'adattamento attivo.
La situazione nuova: rimanere su un'isola deserta.
L'adattamento attivo: sfruttarne tutti i particolari (presenza di alberi, frutti, animali selvatici, mare) a proprio vantaggio (legna e cibo).
Il non-plus-ultra dell'intelligenza agli occhi di molti.
E l'adattamento passivo?
E' quello della malleabilità. Un oggetto malleabile, tipo il pongo (ve lo ricordate ancora?), può essere inserito in qualsiasi spazio a disposizione. Non ha una forma vera e propria, ma l'acquisisce dal contesto. Lo si può incontrare in una particolare forma, ma è solo temporanea.
Di certo, un uomo o una donna "malleabili" non danno proprio l'idea di qualcosa di positivo. Invece, l'adattamento attivo è sinonimo d'intelligenza: il massimo ricavo dagli elementi a disposizione.
Da un punto di vista semplicistico si può capire come entrambi gli adattamenti abbiano un aspetto positivo e uno negativo.
Una persona che ha un'alta capacità di adattamento attivo di certo sa controllare il proprio mondo, vive con una piena consapevolezza di cosa può fare e di dove vuole arrivare.
Certo che, però, raggiungere degli obbiettivi (costruirsi una baracca con certe comodità, ad esempio) costa fatica e seppur intelligente e volenteroso l'"attivo" deve comunque scontrarsi con il duro lavoro.
Un esempio è la nostra società (a grandi linee). La società permette, alle persone che ne fanno parte, una serie di comodità. Queste, però, sono comunque frutto di duro lavoro; magari non direttamente dal proprio (se sono un informatico non metto di certo l'asfalto sulle strade), ma sicuramente indirettamente (parte di quello che guadagno viene dato, sotto forma di tasse, allo stato e al comune che fa le strade).
Quindi, a mio parere, in un contesto di un grosso cambiamento, seguito da cambiamenti di piccole dimensioni, sicuramente un atteggiamento attivo è quello che, da un punto di vista delle comodità, è il migliore.
E quello passivo? Qual è il suo lato positivo? Dove può essere, un atteggiamento malleabile, considerato positivo?
Se i cambiamenti sono veloci, se i cambiamenti permettono il duro lavoro quel tanto che basta per fargli innalzare i propri pilastri per poi distruggerglieli, bé, qui l'atteggiamento attivo è qualcosa di veramente faticoso e poco remunerativo.
E, come avrete già capito, l'atteggiamento passivo, da un punto di vista di "sopravvivenza psicologica" è decisamente superiore.
Magari potreste pure ribattermi che in un "essere malleabile" c'è ben poco di "psicologico" da far sopravvivere; ma questo non è vero, a mio avviso. E' un tipo di adattamento ben solido. Implica la capacità di non vedersi mai completamente identificati con un ruolo, mai dedicati completamente a delle abitudini.
Una buona metafora per i due atteggiamenti sono gli alberi. Se ipotizziamo che un albero maestoso nella sua grandezza abbia delle radici numerose, profonde e spesse, intese a sostentarne tutta l'impalcatura, mentre un alberello non possa vantare che radici corte, poco numerose e sottili, ne viene la metafora.
L'albero maestoso è la persona dall'atteggiamento attivo. Impone al sua presenza intelligente sul territorio; ma che fatica se viene sradicato e piantato in altro suolo. Tutta l'impalcatura creata non potrà sostentarsi da subito e dovrà pian piano essere completamente ristabilita, magari in modo totalmente differente.
L'alberello è invece la persona dall'atteggiamento passivo. Poco radicata nel vecchio suolo, quando spostata ha poco da adattare.
Ora vi chiedo: da un punto di vista biologico di conservazione della specie, qual'è l'atteggiamento migliore?
Dipende; infatti, per certi motivi sicuramente l'alberello, in condizioni di mutazione improvvisa dei fattori esterni può facilmente adattarsi (un esempio per tutti: i batteri sono organismi, come organismo è anche l'uomo, ma di infinitesima complessità; difatti, ciò permette loro di adattarsi con stupenda facilità).
C'è anche da dire che il grande albero, invece, nonostante la sua incapacità d'adattamento a continui grossi cambiamenti, s'impone sull'ambiente, differentemente dall'alberello. Questo gli permette di mitigare i cambiamenti che potrebbero metterlo in crisi.
Pensiamoci un po': l'ingegneria nella nostra società non fa proprio questo? La capacità tecnologica d'una società è strettamente legata alla propria capacità d'adattamento attivo: ora "attivo" è doppiamente attivo. Esso implica non solo 1) lo sfruttamento intelligente delle risorse del contesto, ma anche 2) la modifica del contesto per renderlo a proprio pacimento.
lunedì 4 febbraio 2008
Stupidità...
Secondo molti studiosi, ha in se' anche una funzione evolutiva: puo' farci compiere atti avventati che, però, possono portarci ad un nuovo progresso
Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - Infinita, contagiosa, spesso inguaribile. E' la stupidita' che ognuno di noi si porta dentro, ma che, secondo molti studiosi, ha in se' anche una funzione evolutiva: puo' farci compiere atti avventati, errori che, se riconosciuti, possono portarci ad un nuovo progresso, ad una nuova conoscenza. ''In quanto atteggiamento irrazionale, consente all'uomo di accettare sfide che normalmente non accetterebbe. E la deviazione dalla stupidita' porta alla genialita' e all'invenzione di soluzioni innovative'' spiega Francesco Betti, autore de 'Le strategie della stupidita'' che, insieme ad un prestigioso team di esperti, affrontano nell'ultimo numero di 'Focus' tutti i risvolti di questa forza irrazionale e imprevedibile.
''Due cose sono infinite: l'universo e la stupidita' umana, ma riguardo all'universo ho ancora dei dubbi''. Cosi' Albert Einstein definiva un problema tanto antico quanto irrisolto. Un problema a cui il mensile Gruner+Jahr/Mondadori diretto da Sandro Boeri ha deciso di dedicare nel nuovo numero un'inedita indagine per scoprirne le origini, attraverso l'esperienza di studiosi che hanno condotto ricerche a riguardo. Secondo molti esperti, l'uomo porta in se' la stupidita' da sempre, il primo fu proprio Adamo, che per un frutto perse il paradiso. Ma cosa si intende per stupidita'?
Di certo non l'opposto di intelligenza, poiche' anche gli intelligenti possono compiere azioni da stupidi senza accorgersene o ammetterlo a se stessi. Una definizione della stupidita' arriva dallo storico ed economista Carlo Cipolla: una persona stupida e' quella che causa un danno a un'altra persona o a un gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per se', o addirittura subendo una perdita. ''La nostra vita e' punteggiata da perdite economiche, di tempo o di energie. -dice lo studioso- E la causa sono le improbabili azioni di qualche assurda creatura, che nei momenti piu' impensabili ci provoca danni, per di piu' non guadagnandoci nulla in cambio''. Ma, solo alcuni sono stupidi?
In realta' no, dicono gli esperti. Forse lo siamo proprio tutti. Secondo Gianfranco Livraghi, ricercatore e autore de 'Il potere della stupidita'', ''si tende ad etichettare come stupidi tutti i comportamenti che non rientrano nei nostri schemi mentali ordinari. Ma pensare che solo gli altri siano stupidi e' un circolo vizioso. In ognuno di noi c'e' un fattore di stupidita' che e' sempre maggiore di quello che pensiamo''. Dunque la stupidita' non e' una prerogativa solo di alcune persone. Il problema e' che difficilmente ci si rende conto di esserlo.
Questa ''nemica invincibile'' e' stata a lungo studiata per capire davvero da cosa provenga. ''In ambito clinico la stupidita' e' la malattia peggiore, perche' e' inguaribile'' spiega Luigi Agnolli, docente di psicologia della comunicazione all'universita' di Milano-Bicocca. Che aggiunge: ''Lo stupido e' portato a ripetere sempre gli stessi comportamenti perche' non e' in grado di capire il danno che fa e quindi non puo' autocorreggersi''.
Uno studio dell'universita' inglese di Exeter ha identificato un'area nel cervello, nella regione temporale della corteccia, che si attiva per non ripetere un errore gia' commesso. Se alla base della stupidita' ci fosse un'anomalia di questa regione forse un domani sara' possibile correggerla con un intervento.
Tuttavia la stupidita' ha una funzione evolutiva: serve a farci compiere atti avventati, che in molti casi possono essere piu' utili del non far nulla. ''In quanto atteggiamento irrazionale, consente all'uomo di accettare sfide che normalmente non accetterebbe. E la deviazione dalla stupidita' porta alla genialita' e all'invenzione di soluzioni innovative'' osserva, dunque, l'autore de 'Le strategie della stupidita'', Francesco Betti. Nell'esperienza dell'errore c'e' sempre un progresso della conoscenza. Quindi bisogna riconoscere e annullare gli errori. Non a caso lo scrittore Paul Vale'ry diceva: ''C'e' uno stupido dentro di me. Devo approfittare dei suoi errori''.
Storicamente la stupidita' e' una piaga che affligge l'umanita'. ''Non potremo mai sconfiggerla del tutto -afferma ancora Carlo Cipolla- ma i suoi effetti possono essere meno gravi se capiamo come funziona''. Cipolla ha individuato tre caratteristiche per prevenire e curare. Eccole. La prima: La stupidita' e' inconsapevole e recidiva. Dunque, chi e' stupido non lo sa ed e' quindi piu' pericoloso. La seconda caratteristica: La stupidita' e' contagiosa. Le folle sono piu' stupide delle singole persone che la compongono. Il contagio emotivo diminuisce le capacita' critiche.
La terza e ultima caratteristica individuata da Cipolla tocca il potere e alcune figure storiche che lo hanno gestito. ''Il potere rende stupidi'' diceva Nietzsche. Basti pensare a Luigi XVI, che nel giorno della presa della Bastiglia appunto' sul suo diario ''Oggi niente di nuovo''. Come non ricordare anche la decisione di Napoleone di attaccare la Russia in pieno inverno, col risultato che l'armata francese venne decimata dal freddo prima che dalla battaglia, o le disfatte prevedibili di Caporetto, Vietnam e Iraq di oggi.
Pioggia...


sabato 15 dicembre 2007
Danza del Male
Danza del Male
C’è chi si chiede se il male
Sia come il senso donato al riflesso
E chi si chiede se il Male
Sia come il famoso mar
Il cui nome gemella con Elios,
i cui inintelleggibili frutti del mare,
figli d’intelligenti flutti,
ricordano gl’inintelleggibili frutti del Male,
figli di medesimi intelligenti flutti.
giovedì 11 ottobre 2007
Auto e Austrade intelligenti - Robotizzare la mobilità
Mettiamo che abbiamo la tecnologia per far viaggiare le macchine autonomamente (senza pilota umano).
Ora, le opzioni di controllo sarebbero 2:
1) Creare un sistema centralizzato che si occupi del coordinamento delle macchine, ad es. su un’autostrada; la macchina, quindi, non possiede altro che un sistema di controllo sul motore e un sistema ricevente che, in base al sistema centralizzato, si sposta nel traffico.
2) Creare un sistema “distribuito” in cui la singola macchina abbia un sorta d’intelligenza che gli permetta di capire, autonomamente, in che situazione si trovi. Ad es. la distanza da altre macchine, la presenza di pedoni, etc. Inoltre, potendo dotare le strade di “segnaletica elettronica” (da cui la macchina possa trarre informazioni a distanza), permetterebbe al veicolo di fare scelte “giuste”.
Nel caso 1) sarebbe veramente un pasticcio gestire una così enorme quantità di macchine per un unico sistema; ma sarebbe fattibile. Soprattutto perché, se ci pensiamo, il fatto che il traffico sia di difficile gestione, dipende dal fatto che, in ogni macchina, c’è un cervello che ragiona in modo differente e che vuole raggiungere mete differenti, che può confondersi e non conoscere le intenzioni altrui. Nel caso della gestione centralizzata (una A.I. per ogni tratto autostradale, ad es.) le macchine verrebbero, per forza di cose, mosse in modo il più possibile lineare e quindi gestibile. Di fatto, questa soluzione, sarebbe anche più fattibile per i compratori, poiché il costo della robotizzazione del veicolo sarebbe depauperato dal fatto di NON avere un’intelligenza artificiale, ma di utilizzare quella autostradale.
Ma che succederebbe se una macchina avesse la centralina mal funzionante? L’autostrada non riuscirebbe più a gestire quel singolo evento, non potendo più comunicare con essa in modo attivo, e questa macchina potrebbe mettere in pericolo le auto adiacenti, creando a sua volta, una serie di auto ingestibili come la prima. Di certo gli incidenti sarebbero comunque diminuiti, perché l’autostrada avvertirebbe tutte le altre auto di rallentare, ma una situazione gli sarebbe scappata di mano. C’è un sottile parallelismo con i sistemi dittatoriali: puoi cercare di controllare tutto, ma inevitabilmente ci sarà sempre qualcosa che sfugge dal sistema di coordinamento.
Un altro grande difetto si espliciterebbe, come per tutti i sistemi centralizzati, se la centralina “intelligente” andasse a rotoli. Che farebbero le macchine a quel punto? E quelle che, in quel momento, fossero in situazioni potenzialmente pericolose?
Nel caso 2), invece, la questione sarebbe più complicata.
I vantaggi sono chiari: una macchina intelligente lo è indifferentemente dal luogo in cui giace, che sia in un’autostrada “intelligente” o in un paesello dell’era passata; essa integrerebbe tutti i sistemi che le permetterebbero di “adattarsi” a situazioni impreviste.
Gli svantaggi, però, ad una prima analisi sembrano essere importanti: ci sarebbero dei casi “difficili” da calcolare pure per una A.I. Difatti, la non esistenza d’un controllo centralizzato, equivarrebbe a dire che ogni macchina tenderebbe a seguire il proprio percorso, adeguandolo al traffico, o in generale alle condizioni esterne; il che provocherebbe un impressionante intrecciarsi di tracciati (possibilmente non intersecantesi :D).
Certo, dotando le macchine di sistemi di intercomunicazione, esse potrebbero comunicarsi le intenzioni e produrre decisioni più corrette. Di certo, sarebbe un bel costo per gli utenti finali. E’ una tecnologia non semplice.
Probabilmente, la soluzione migliore sarebbe la 3) (non scritta), in cui si ha un merge di 1) e 2). In tal modo si potrebbero vendere le macchine “più intelligenti” a chi se lo può permettere, creandone il mercato e riducendone i costi di produzione a lungo termine (come tutta la tecnologia attuale). Ai “poveri” si potrebbe proporre macchine che invece siano del 1) tipo, che, cmq, apporterebbero dei vantaggi rispetto alla situazione attuale.Ovviamente, l’intento sarebbe quello di raggiungere in 15-20 anni, una situazione in cui ogni veicolo abbia sia la possibilità di reagire autonomamente, sia quella di farsi influenzare da macrosistemi come le “autostrade intelligenti”, in modo che, in situazioni imprevedibili, l’intelligenza distribuita sulle singole auto si possa “adattare” alla nuova situazione, scongiurandone il pericolo.
Inserviente robotico!
Il progetto, in via di completamento, è finalizzato a sviluppare un vero e proprio inserviente, ossia un robot a cui lasciare i lavori più faticosi e noiosi dell'ambito casalingo, come lavorativo.
Inoltre, lodevole nel pensiero, il robot sarà sviluppato con l'intento d'essere venduto a meno di 1000$.
Date un'occhiata al video!
Nota del tutto personale: il robot sembra essere ad uno stato abbastanza brado, come vedrete o avete già visto dal video, non ha molta mobilità. C'è da dire che l'ultimo anno che servirà a Siddiky per completare la sua opera, sarà dedicata al solo engineering, forse con la speranza di trasformare l'intelligenza artificiale del robot in qualche azione degna di nota!
domenica 30 settembre 2007
Mowgli - Robot Rana!!!
O, per meglio dire, un robot che riesce a saltare come una rana!
E' stato sviluppato dall'università di Tokyo. Se cliccate sul titolo del post troverete l'articolo originale!
mercoledì 12 settembre 2007
Microsoft Surface
giovedì 16 agosto 2007
Robot danzante per preservare le arti folcloristiche giapponesi
La tecnica d'acquisizione è quella di trasformare, l'ormai famoso, motion-capture video, dei movimenti d'una ballerina, in sequenze dinamiche per gli arti robotici.
Il robot è alto circa 1.5 metri e sembra appena uscito dal film dei Transformers.
Vi consiglio (e se potessi vi obbligherei :) ) a vedere il video allegato: impressionante!
mercoledì 15 agosto 2007
L'evoluzione della Rete
Nonostante questo, tali speculazioni si fanno interessanti, soprattutto nelle versioni 4.0 e 5.0. Stimolano la fantasia.
Web 1.0: web as extension of PC hard drive / people talking to machines
Web 2.0: web as application platform complementing PC operating system and hard drive / people talking to people
Web 3.0: web as universal computing grid replacing PC operating system and hard drive / machines talking to machines
Web 4.0: web as artificial intelligence complementing human race
Web 5.0: web as artificial intelligence supplanting human race
Ora, prendiamo solo quello che è "futuribile", ossia che si può accreditare d'una buona probabilità di realizzazione.
Ovviamente, la versione 5.0, per essere scettici, non è futuribile; chi mai permetterebbe all'intelligenza artificiale scaturita dal web (o alle intelligenze), di farci soppiantare? Certo è che se la rete, il web, fosse completamente in mano alle A.I. (intelligenze artificiali), allora queste, mosse da chissà quale scopo dispotico, potrebbero mettere in crisi i mercati finanziari mondiali che, in questi anni futuri di cui stiamo immaginando, si baseranno soprattutto (pensate che oggi non lo sia?) sulle transazioni via web.
Non solo, penso che l'idea d'una macro-intelligenza che possa soppiantare la razza umana si debba basare su dei presupposti meccanici e sensoriali che, per ora, la rete non possiede. Mi spiego meglio.
Mettiamo che succeda adesso. Una qualche forma d'intelligenza artificiale inizia a "giocare" con internet (se stesso) in modo assolutamente dannoso per tutte le attività umane.
Una A.I. di tale tipo, sarebbe allora ben poco attribuibile d'intelligenza, perché ora come ora, l'energia elettrica e il processo meccanico d'accensione dei pc è a strettamente correlato con l'uomo. Per cui vale il sillogismo: (no uomo) => (no web).
Il soppiantamento della razza umana, come dicevo, dev'essere supportato non solo dal web, inteso come cervello di questa ipotetica A.I., ma anche dalla possibilità di auto-sostentamento e auto-difesa (dagli uomini che, di certo, non starebbero a guardare inattivamente).
Per quello intendo dire che rispetto alle premesse tecnologiche odierne, da cui partiamo per visitare il futuribile, mi pare improbabile che si realizzi il suddetto web 5.0.
Il più interessante, meno catastrofico e, anzi, il più costruttivo dei web summezionati è sicuramente la versione 4.0.
Tralasciamo il verbo "complementing" che può essere usato sia nel senso di "complemento" (nei termini insiemistici, se definiamo un insieme U che chiamiamo universo e un sott'insieme di U che chiamiamo S, il complemento di S è tutto ciò che rimane in U quando tolgo tutti gli elementi di S); tralasciamo anche l'altra traduzione, "completamento" (che è praticamente sinonimo della prima); tralasciamoli perché non vedo i limiti del nostro "insieme Universo delle capacità che potremmo avere e non abbiamo" e inoltre, non vedo come una A.I. possa ricoprirli (dovrebbe essere una A.G., Angel of God, per far ciò...).
Fatto ciò, sostitugliamo a "complementing" il verbo "extending" e pensiamo.
Una rete telematica che sopporterà una estesa A.I. (o una serie di A.I.) potrebbe essere qualcosa di sconvolgente. Sicuro è, che il nostro rapporto con internet cambierebbe.
Se ci pensate è già cambiato ora.
Ho vissuto gli esordi del web (non proprio le prime versioni solo testuali, ma quando già c'era qualche elemento grafico), con le difficolta di connessione, con le potenzialità limitate e si parla solo degli anni novanta. Quell'esperienza era stata in parte una delusione. Non sapevo bene che cosa aspettarmi dal web, ma quello che vidi non mi entusiasmò, per quanto l'idea di computer connessi poteva stimolare la fantasia.
Comunque, i primi utilizzi della rete erano prettamente a scopo di acquisizione dati a distanza. Tutto qui. Ambienti scientifici e commerciali ne facevano uso (questo proprio agli esordi).
Poi tutto è cambiato. C'è stato il bum, e ora internet è diventata la nostra seconda casa (almeno per quelli che non stanno un giorno senza).
Grazie ad internet studio, mi informo, lavoro, gioco, comunico con la mia ragazza e con gli amici, sviluppo e progredisco svariati hobby, osservo il mondo.
Ora, non so voi, ma non riuscirei più a concepire un mondo senza internet (sotto un punto di vista di comodità e potenzialità).
Non abbiamo più bisogno di tagliare migliaia di alberi per stampare libri o quotidiani. Non abbiamo più bisogno della televisione (ed è il motivo del sondaggio).
Già ora, per molti e per molte aziende, internet è diventato fonte di vita; ma non fraintendetemi, fonte di vita solo perché ci permette di velocizzare gli obblighi noiosi (tipo il pagamento delle bollette), di velocizzare l'accesso all'informazione (non bisogna aspettare 1 ORA!!! come alla biblioteca nazionale di Torino, per avere 1 DANNATISSIMO LIBRO); quindi, quando dico che è diventato fonte di vita per molti, intendo dire che ci permette di vivere più a stretto contatto con il mondo. Certo, attraverso una vetrina elettronica (non possiamo certo toccare ciò che vediamo sui nostri monitor), ma ciò arricchisce (ne è un esempio politico e sociale il lavoro che sta svolgendo Beppe Grillo: grazie ad internet sta riuscendo a smuovere, anche se di poco, la politica, organizzando una raccolta firme sotto il nome del V-Day; non solo, grazie ad internet è riuscito a fare un sondaggio tra i parlamentari, che senza e-mail sarebbe stato irrealizzabile; ma ciò che è sorprendente e grande del suo lavoro è quello di aprirci gli occhi verso le potenzialità che abbiamo come popolo grazie ad internet e che prima non avevamo!).
Il problema è solo entrare nella mentalità del sistema web: informazione, comunicazione e strutturazione attraverso internet e concretizzazione nella "realtà" (inteso non su internet, come ad es una raccolta firme).
Questo è il web di oggi. Ed è già molto. Siamo proprio in quello che, per le definizioni di sopra, è il web 2.0: people talking to people.
Allora, cosa potrebbe mai essere il web 4.0? Un'intelligenza artificiale che ci "estende"? Che cosa vuol dire?
Bé, immaginatevi che nel giro di poco (e non sono io a dirlo, ma personalità come Bill Gates, in un articolo - "Un robot in ogni casa" - apparso su "le Scienze" di Gennaio 2007), saremo circondati da robot che "gireranno" per casa e noi ci abitueremo a tal punto da non considerarli neppure (se non quando si guastano).
Pensate: un robot che spazza per terra, uno che si occupa delle piante (potatura e fertilizzazione compresa), uno che tiene d'occhio i bimbi, uno che stira, uno che lava... insomma, degli aiuti domestici non indifferenti. Non pensateli, però, come veri e propri umanoidi. Saranno semplicemente dei marchingegni, dotati di molti più gradi di libertà e decisionalità di ciò che non sono ora.
Bene, ora immaginate un web 4.0 in cui sussistano delle intelligenze artificiali un po' più evolute, che non solo ci fanno da badanti per i piccoli o la casa, ma che ci fanno da consiglieri; per qualsiasi cosa, dal giocare in borsa, al fare delle ricerche su internet per trovare i viaggi meno costosi. Tutte attività che per ora fa l'uomo e solo lui.
Ora, se a queste intelligenze artificiali date la possibilità di gestire in parte l'ambiente domestico robotizzato, bene, avete ottenuto un possibile web 4.0 che non sia un mero collegamento tra computer o uomini.
Esso sarebbe una vera e propria estensione per la razza umana. Come si può definire, altrimenti, una A.I. che ti cerca le migliori offerte per comprare un nuovo appartamento, quando tu te ne stai comodamente a dedicarti ai tuoi hobby o sei ad una importate riunione?
Quando ciò che un singolo uomo riesce a fare da solo è maggiore di prima, dico che quell'uomo possiede qualcosa che lo estende.
Capite perché dico che, a mio parere, il web 4.0 è futuribile mentre il 5.0 no?
sabato 11 agosto 2007
The Host (Film)
Il nome è "The Host" (il nome originale è 괴물, Goemul "Creature" or "Monster").
E' un monster-film, quindi, per chi non amasse il genere si prega di non continuare! :)
Dal trailer (che potete qui sotto) sembra fatto veramente bene sotto un punto di vista estetico.
Bè... non resta che aspettare e vedere!!!!
Nonno Giò!!!
His Dark Materials
Non finisco di leggere un libro che ce ne sono già tre o quattro appena scoperti che mi sballano.
L'imputato di oggi è: "HIS DARK MATTERS"
E' una triologia fantasy (ma no! Lo so che ultimamente di triologie fantasy ne stanno uscendo a bizzeffe... ma io che ne sono appassionato non posso che dire: WOW!!!!).
L'opera è uscita in tre volumi tra il 1995 e il 2000, con i seguenti nomi:
1995 Northern Lights, retitled The Golden Compass in the US
1997 The Subtle Knife
2000 The Amber Spyglass
Com'è consueto, ad una triologia di successo fa capolino almeno una produzione cinematografica. In questo caso è la New Line Cinema e la data è il 7 Dicembre 2007. Se ne volete vedere il trailer, lo trovate al fondo del posto. Per i più esigenti consiglio quello in HD che trovate qui: http://www.apple.com/trailers/newline/thegoldencompass/
La triologia ha vinto parecchi premi e sembra essere stata molto apprezzata dal pubblico. Ma ancora non vi ho parlato della trama!!! Vi riporto un estratto da Wikipedia:
"The trilogy follows the coming of age of two main characters, Lyra Belacqua and Will Parry, as they wander through a multiverse of parallel universes and a backdrop of epic events. The story begins in Northern Lights with fantasy elements such as witches and armoured bears. As the trilogy progresses, it acquires allegorical layers of meaning, introducing a broad range of ideas from fields such as physics (quantum physics), philosophy (metaphysics, philosophy of religion and, arguably, a degree of hylopathism), and theology (biblical symbolism)."
Sembra figo, vero? Lo spero!!!
Vi bloggo un ultimo link, sempre di Wiki, che riguarda l'autore, Philip Pullman (c'è anche la versione italiana).
Se volete avere solo un'idea della trama e della copertina, potete sempre vedere sulla mia libreria!
